Project room
Quando TEMA esce dai suoi spazi virtuali ovunque può nascere TEMA project room: un luogo di ricerca, sperimentazione e buone pratiche in cui parola e curatela si intrecciano per la buona riuscita dei progetti artistici. Un’altro luogo di incontro per spettatori e artisti, benvenuti nella nostra project room.
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Ops. è il primo progetto ospitato in TEMA project room, un’opera che ha portato Alice Pedroletti tra i vincitori della prima edizione del Premio Research in Art e grazie alla quale l’artista stessa, già intervistata in TEMA n.2, ha sperimentato nuovi linguaggi espressivi.
TEMA project room racconta l’opera attraverso un catalogo in formato A3, edizione limitata di 100 copie.
La fotografia ferma istanti nella vita delle persone. Quando una persona non può muoversi, è quindi istantanea della propria vita. Appare erroneamente ferma. In realtà la mente, i ricordi, i desideri non sono paralizzati. Ho scelto di ispirarmi a b-Link, un software gratuito che attraverso una web cam connessa ad un computer, riconosce i battiti della palpebra volontari da quelli involontari, permettendo ad una persona disabile di comunicare in autonomia.
Attraverso lo sguardo, e la successiva lettura da parte di una macchina specifica, un disabile può quindi controllare un computer e arrivare a muoversi, a rompere le pareti di una condizione forzata.
Ho affrontato il concetto di immobilità fisica in fotografia, la sua rottura attraverso il video: fotografie che prendono vita, come in un tentativo di non essere più istantanee di un quotidiano passato. Il tempo si dilata, diventando un compagno, spesso insopportabile.
L’occhio, simbolo forte per l’immaginario collettivo, in questo caso compie un passo ancora più importante: non è più qualcosa che osserva per spiare, limitare, monitorare. Non è più il Grande Fratello di Orwell in 1984, specchio della crescita nell’utilizzo dei sistemi di ripresa per controllare o proteggere le persone.
È l’estensione di un desiderio.
È una possibilità.
(Alice Pedroletti)
La visione possibile
Nel 1928 Renè Magritte dipinse il famoso “Il falso specchio – Le Faux Miroir”, nel quadro si vede un occhio in primo piano nella cui iride è riflesso un cielo nuvoloso e la pupilla nera fluttua nel mezzo, come fosse un sole eclissato. Nel titolo il pittore surrealista racchiude il significato profondo dell’opera, semplice solo all’apparenza. I nostri occhi funzionano come specchi, ciò che si riflette nella nostra iride è ciò che vediamo, è dunque una porzione di cielo ciò che sta osservando l’occhio?
Eppure guarda fisso di fronte, ma noi non vi siamo specchiati.
Si tratta dunque di rappresentazione dell’anima, del suo mondo interiore rivelato? Così facendo Magritte inficia le nostre convinzioni, la nostra fiducia nell’immagine come verità.
Per il pittore belga nell’arte conta il pensiero, non la tecnica; la funzione mimetica della rappresentazione è falsa: la pittura non può svelare l’oggettività del mondo poichè vi è sempre un elemento soggettivo che la influenza. Un’intuizione questa che, applicata alla fotografia, appare dirompente.
L’inganno fotografico in Ops. fa il doppio giro, la fotografia si fa immagine in movimento mentre il video stesso diventa il mezzo per fermare un istante e le soggetività che entrano in gioco sono quella dell’artista, dell’occhio e infine la nostra.
L’occhio che ci troviamo a fissare ancora una volta non riflette la nostra immagine.
Sappiamo che quell’occhio appartiene ad un volto, ad un corpo, potrebbe essere il nostro occhio, quello del nostro vicino, eppure, osservandolo, pare sia intento in una battaglia propria. Un organismo unicellulare osservato al microscopio, una particella di plancton che si muove in un mare rosaceo e l’effetto poetico che ne scaturisce è sconvolgente. Ci troviamo di fronte ad una tale libertà di prospettive che in un solo occhio ritroviamo la complessità e l’eterogeneità dell’intera vita.
Lo spettatore smette così di essere osservatore per diventare una macchina re-agente, diventa portatore del messaggio dell’occhio in un modo anche fisico. Il corpo attorno all’occhio ha poca importanza, in quanto immobile, ma i pensieri, i desideri che lo muovono sono vivi, sono reali e lo spettatore è il mezzo per uscire dalla condizione di impossibilità.
Siamo noi a riflettere l’occhio che ci fissa.
(Sibilla Zandonini)
Ops. un progetto di Alice Pedroletti
A cura di Sibilla Zandonini – TEMA project room
Regia: Alice Pedroletti
Collaborazione tecnica: Movie People Srl
Tecnico di riprese: Claudio Palumbo
Sound design: Alberto de Angeli
Montaggio: Federica Antonelli
Parole: da un dialogo con Severino Mingroni
Si ringrazia: Toni-Nuccia Mercuri, Severino Mingroni, Marco La Rosa, Aleksandra Krolak, Mina Welby, Patrizia Rossello, Lucia Maggi, Mauro Chiarello Ciardo, Nico Chirico, Matteo Cassetta, Manuel Longo, Antonella Olivieri, Alessandro e Ruggero Pedroletti, Orietta Marchi, Corrado Abate, Luca Fontana, Valentina Aponte, Nicolai Lilin.
Ops.
2011
Installazione / film HD, colore, testi
Durata: 23’
Dimensioni: variabili
Edizione 1/8 + Pda
Progetto realizzato per Research in Art promosso dalla Permanent Platform of Atomium Culture, in collaborazione con il Laboratorio di arte contemporanea de l’università La Sapienza e GAI Italia.





